Quando si tiene la festa di San Giovanni a Procida? L’evento da vivere sul mare con le tradizioni che sorprendono

Arrivare a Procida a fine giugno significa respirare salsedine e limoni mentre l’isola si prepara a una notte e a un’alba speciali. Ho imparato a conoscerla lavorando in un piccolo hotel a Napoli e venendo qui spesso con lo zaino in spalla: la festa di San Giovanni è uno di quegli appuntamenti che ti costringono a rallentare, ad alzarti quando il cielo è ancora latte e a seguire i pescatori che lucidano i gozzi come fossero salotti.
Quando si celebra e cosa aspettarsi
La festa di San Giovanni cade ogni anno il 24 giugno, con una vigilia che inizia la sera del 23. È la ricorrenza che apre l’estate di mare: tra riti d’acqua, piccoli falò autorizzati in alcune zone e il classico bagno di San Giovanni all’alba.
Sull’isola i momenti clou si distribuiscono tra i porti e le spiagge. A seconda dell’anno, la benedizione delle barche può essere celebrata lungo la banchina di Marina Grande o nella zona della Chiaiolella, dove i pescherecci si allineano e le luci delle lampare disegnano scie sull’acqua. L’atmosfera è sobria, intensa e autentica: niente maxi palchi, ma voci, canti e il tintinnio dei legni che toccano il molo.
- Vigilia (23 giugno, dal tramonto): preparazione delle barche, accensione di luminarie e, dove consentito, piccoli falò simbolici; raccolta delle erbe per l’acqua di San Giovanni.
- Notte tra 23 e 24: veglia in riva, bagni rituali per i più temerari.
- Mattina del 24 (dall’alba alle 9): benedizione del mare e delle barche; breve uscita in mare dei gozzi decorati; messa nelle chiese vicine ai porti.
Consiglio pratico: la parte più scenografica è all’alba. Arrivate prima del primo chiarore, quando l’isola parla a bassa voce e i fotografi più svegli si sistemano già sui punti panoramici.
Riti sul mare e tradizioni che sorprendono
Di recente mi è capitato di salire su un gozzo alla Chiaiolella: il proprietario aveva infilato nelle reti fettine di limone, “porta bene per il pescato”, mi ha detto. Non è folclore costruito: sono gesti quotidiani che per una notte assumono un valore diverso.
Tra le usanze più semplici ci sono l’acqua di San Giovanni, preparata con erbe lasciate all’aperto nella notte del 23, e il bagno al primo sole, fatto in silenzio o tra risate nervose per l’acqua frizzante. Le campane si alternano alle sirene delle barche, e la benedizione scivola da una banchina all’altra con una processione corta ma sentita.
Se pensate di accendere fuochi o portare in acqua una barca a noleggio, muovetevi con anticipo. Le comunicazioni ufficiali su divieti temporanei, orari di chiusura dei porti e aree di rispetto arrivano dalla Capitaneria di porto. Vale anche per i droni: durante i riti possono essere interdetti gli spazi aerei bassi. Ricordate che in mare si applica il Codice della Navigazione: chi ha responsabilità di comando risponde delle manovre e della sicurezza a bordo.
Un lettore, lo scorso anno, mi ha chiesto se “vale la pena venire solo per la notte”. La mia risposta è sì, a patto di incastrare l’alba: il passaggio dal buio al rosa dietro Terra Murata e l’uscita lenta dei gozzi sono l’essenza della festa. La sera, invece, prendetevi un tavolino a Marina Corricella e lasciatevi addosso l’odore delle cucine: è lì che capite perché Procida non ha bisogno di effetti speciali.
Dove posizionarsi e cosa portare
Per la vigilia, Marina Corricella regala una quinta teatrale perfetta, ma gli spazi sono stretti: muovetevi leggeri e con scarpe comode. Per l’alba, due alternative: il pontile della Chiaiolella, dove vedrete da vicino la benedizione delle barche (quando prevista lì), oppure la spiaggia della Chiaia, che offre un affaccio largo sul mare e su Terra Murata. Pozzo Vecchio, più riparata, è ideale per il bagno del 24 se cercate tranquillità.
Cosa avere nello zaino: felpa leggera per l’umidità dell’alba, una torcia frontale per i vicoli ancora bui, un telo in microfibra, contanti (i bar all’alba potrebbero non accettare carte) e pazienza per le attese ai traghetti del rientro.
- Errore tipico 1: arrivare tardi la sera del 23 e cercare un falò “ovunque”. I fuochi spontanei non sono consentiti: informatevi sulle aree autorizzate.
- Errore tipico 2: contare su taxi all’ultimo minuto all’alba. Prenotate prima o scegliete un alloggio vicino al porto.
- Errore tipico 3: salire su barche sovraccariche per “fare un giro”. In mare, sicurezza prima della foto: se non ci sono dotazioni e comandante, restate a terra.
Come arrivare e muoversi sull’isola
Da Napoli partono aliscafi e traghetti. Gli aliscafi salpano in genere da Molo Beverello, i traghetti da Calata di Massa; da Pozzuoli trovate ulteriori collegamenti comodi se arrivate in auto (ma in questo periodo è spesso sconsigliata o vietata per i non residenti). Prenotate con anticipo l’andata e soprattutto il rientro del 24 sera: i posti volano.
Una volta a Marina Grande, potete muovervi con i bus EAV che collegano Chiaiolella, Terra Murata e Corricella. Le corse aumentano nei giorni di festa, ma l’alba resta un momento “scarno”: valutate una passeggiata a piedi (l’isola è piccola) o un taxi locale prenotato la sera prima. Se pensate al noleggio di barche, ricordatevi di verificare patente, dotazioni, limiti di velocità costiera e eventuali interdizioni.
Nota su Vivara: l’isolotto è area protetta con accessi contingentati. Se per la vigilia sognate un tramonto dal ponte, controllate prima le aperture e i permessi. Le multe per accessi irregolari non rovinano solo la serata: restano nella memoria più della festa.
Dove dormire e cosa assaggiare
Per vivere bene la festa, puntate su alloggi vicini ai porti. Alla Chiaiolella sarete dentro il respiro dei pescatori; a Marina Corricella avrete il teatro delle case colorate sotto casa; a Marina Grande guadagnate praticità per partenze all’alba. In ogni caso, prenotate con ampio anticipo: giugno è già alta stagione.
Capitolo cibo: dopo il bagno del 24, una granita al limone o una “lingua di Procida” (sfoglia ripiena di crema al limone) è la ricompensa ideale. A pranzo, insalata di limoni con olio buono e menta, e una frittura di paranza che racconta in un piatto l’anima dell’isola. Se restate per cena, ordinate pasta con alici fresche: è il modo più diretto per salutare San Giovanni e l’estate che comincia.
Una mattina mi sono ritrovata a chiacchierare con un’anziana signora seduta sui gradini di Corricella: “Qui l’alba ce la ricordiamo tutto l’anno”, mi ha detto. È il miglior riepilogo possibile. Andateci con rispetto, accettate i tempi dell’isola e lasciate che siano il mare e la luce a dettare l’agenda. San Giovanni, a Procida, non è uno spettacolo da palco: è un rito che si muove piano, come un gozzo che esce dal porto, e a cui ci si accosta in silenzio, con le mani ancora salate.

